Morte di Austoni, la difesa del cognato: «Disprezzo le iene che l'hanno azzannato» - Milano

2022-03-18 05:49:50 By : Ms. Sandral Lee

Morte di Austoni, la difesa del cognato: «Disprezzo le iene che l'hanno azzannato»

Il medico ferito in un agguato e condannato per mazzette aspettava il processo d'appello

La scena dell'attentato, MILANO - Quella sera di lunedì 20 novembre di sei anni fa erano quasi le otto. Mancava un minuto esatto. L'aria gonfia di umidità restituiva piccole nuvole di vapore ad ogni respiro. In via Dezza, davanti alla Casa di cura del Policlinico, la Porsche con lo sportello aperto e il vetro infranto dai proiettili sembrava l'immagine di un fantasma. Lo spettro di un agguato a uno dei più famosi e invidiati chirurghi milanesi, l'urologo Edoardo Austoni. E in qualche modo quella scena con i poliziotti che giravano intorno all'auto ancora sulle soglia del cortile come alla moviola, i flash dei fotografi e le luci accese che puntavano il vuoto, è rimasta come sospesa nel tempo. Perché mai, da allora, è stato scoperto il nome dell'uomo sceso da un piccolo scooter con in mano una vecchia pistola Tanfoglio calibro 40, che scaricò dieci colpi verso il luminare della clinica San Giuseppe. Cinque pallottole lo hanno raggiunto al femore, al polso sinistro e alla coscia destra. Il sospetto era che il misterioso killer avesse puntato ai genitali. Un segnale, forse, per indirizzare le indagini. Urologo, esperto proprio nella ricostruzione e nel recupero funzionale dei genitali, Austoni era noto in tutta Europa. L'inchiesta ha puntato su un paziente deluso. Ma non ha mai dato risultati. Il 20 settembre di sei anni dopo, l'eco degli spari di via Dezza è lontana. Il professor Austoni, morto giovedì dopo una lunghissima malattia, è un uomo che fino all'ultimo ha cercato di difendere il proprio onore. Privato e professionale. Perché dai rivoli dell'indagine sul suo ferimento ne nacque un'altra che nel 2007 lo portò agli arresti domiciliari, e infine a una condanna in primo grado a sei anni e mezzo per concussione. Da vittima a carnefice. Perché, come scoprirono gli agenti della squadra Mobile, il medico chiedeva mazzette ai malati per evitare le lunghe liste d'attesa degli interventi. «Reato estinto per morte del reo». «Disprezzo e infamia alle iene che hanno azzannato il leone ferito» scrive nel necrologio il cognato, Francesco Donatelli, direttore della cattedra di Cardiochirurgia in Statale e socio in affari nella Milanocuore, la società che controllava la clinica San Giuseppe. Nella lettera inviata ai giudici del processo d'Appello prima della morte, Austoni ha scritto: «La malattia che mi ha colpito è un punto di non ritorno e avrò giustizia incompiuta orfana della verità sulla tragedia della mia vita». E tra coloro che in queste ore si sono stretti attorno alla famiglia, nel lento via vai nella casa di via Statuto, ci sono i vertici dell'università Statale, quelli dell'Unione urologi italiani, amici, avvocati, compagni di avventure in barca a vela. Compresi Marco e Ita Klinger, figlio e nuora dell'ex medico sociale dell'Inter ucciso da un altrettanto misterioso killer nel 1992 in via Muratori. Poche parole per unire, in qualche modo, un destino.

Cesare Giuzzi 22 settembre 2012 | 12:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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